Puntino
(come ci guardiamo)
✍ Matteo
in G.T.P. #5: Corpo, corpi, non corpi
Catturiamo ogni frammento. Il buio impenetrabile di questa stanza è la sorgente demiurgica che titilla le nostre palpebre. Ogni cosa. Ogni impercettibile fenomeno impatta col nostro campo sensoriale, siamo il boia della realtà da cui intercorre la nascita e la fine. Noi osserviamo tutto ma non possiamo. È la coltre fiera della sua granitica inaccessibilità a un certo punto che ci concede un tiepido faro bianco come un piccolo punto su una tela di Malevich. Un puntino in mezzo al nulla.
Eccolo, Vikram.
Sta scrollando, chiude le notifiche, richiude gli occhi, li riapre, si alza. Ancora al buio si dirige verso il bagno così costringendo la nostra prospettiva a dilatarsi per seguirlo.
Capiamo che l’erezione mattutina gli impedisce di far pisciare il fuscello con agilità e la sua concentrazione svia verso gli occhi: le cispe hanno annidato entrambi i bulbi, una recidiva testimonianza del sonno.
Lo guardiamo lavare il viso, i denti, vestirsi, finalmente pisciare e uscire. Andare al cinema.
– D: in barba al rimbombo dei bambocci! Se quello non è un bubbone allora io non ho mai visto un bubbolone in vita mia.
– V: sto solo aspettando che inizi il film.
– D: si, sto aspettando anch’io le 16:00. Mi dice che ora è per piacere?
– V: 15:59.
– D: ma ritorniamo alla sua grossa ciste. L’ha mai fatta controllare? È abnorme.
– V: di cosa parla? Quale ciste?
– D: quella sorretta dal suo collo, lo dico per il suo bene, la faccia controllare. È di proporzioni insolite, sembra davvero un puntino in mezzo al nulla. Comunque sono molto eccitato per il film, spero ci sia Kate Blanchett o Noberto Bobbio...
– V: in Die Hard 7 la vedo dura. Ma poi lei chi è, scusi?
(Siamo in prima fila. Ascoltiamo tutto. Fruiamo tutto. Notiamo Vikram seduto verso il centro della sala, è scomodo nella postura, l’erezione ostruisce la distensione del bacino, la schiena risponde inarcandosi e ha gli occhi ancora sporchi di sonno. Nel frattempo il telo cinematografico sembra dipingersi al centro di un puntino minuscolo, così piccolo da costringerci raggrinzire gli occhi per guardarlo al meglio.)
– D: “sono il suo psichiatra, Vikram. Mi stava giusto parlando dello schema di megaconiugazione applicato agli orizzonti fisici del suo percorso. Tutto ciò che è inerente alla sua vita, o meglio, tutto ciò che è relativo alla sua soggettiva che stiamo per un attimo prendendo in prestito restituisce dal dettaglio caotico del suo punto di vista (caotico perché è in preda al totale caso, per chiarirci), squisito della sua sempre rimarchevole soggettiva e non eccezionalmente squisito della sua, come detto, rimarchevole soggettiva, un manifesto programmatico, il know how decisionale per ripercorrere pedissequamente il suo tragitto, appunto perché casuale. Potremmo chiamarlo Moto Stocastico degli eventi, à la Vikram, ogni tentativo di declinazione di un fatto (che, per chiarirci, rimane comunque un fatto aleatorio) declinato così tanto da diventare universale.”
Ecco, queste sue parole durante l’esercizio di Immedesimazione Nella Persona Che Si Ha Di Fronte nel nostro precedente incontro ci permettono oggi di analizzare meglio come interpreta il mio ruolo di psichiatra nella sua vita e di sviscerare fino in fondo come fa a reggere un bozzo così grande il suo collo così minuto.
– V: lei non ha l’aspetto di uno psichiatra.
– D: e lei è disoccupato.
– V: posso cominciare raccontandole un sogno?
– D: proprio qui? Sta per cominciare il film.
– V: Ero in un bosco, incontro un ventenne dal viso efebo, angelico. Indossava al ventre solo uno scampolo bianco e il suo sorriso indossava la bellezza felice dello c’era una volta...
(Vediamo lo psichiatra che approfitta dello stato di trance di V per sbottonargli i pantaloni ed assimilare al meglio il flusso del sogno tramite una fellatio. I suoi baffi non collimano con gli ispidi peli pubici del paziente ma il cinema è anche questo. Siamo in prima fila, Il buio impenetrabile di questa stanza è la sorgente demiurgica che titilla le nostre palpebre. Ogni cosa.)






