Giulia passione hacker
Un gameplay
Start. Quest principale: «Diventa te stessa.» (Stato: irrisolvibile)
Questa fallite: 8349. Quest nascoste: 28.
Modalità facile.
> dev.inspect giulia
Risultato: struttura instabile.
↑ ↑ ↓ ↓ ← → ← → B A
Normatività temporaneamente disabilitata.
HUD: indicatori di realtà. (in alto a sinistra)
- Corpo: esposto
- Desiderio: non lineare
- Tempo: asincrono (ritardi, ripetizioni, ritorni…)
- Spazio: hackerato
Nota I. Sull’interfaccia (campo vettoriale che organizza flussi). Nel lessico videoludico, l’HUD (heads-up display) designa l’insieme delle informazioni costantemente visibili sullo schermo in sovraimpressione – punti ferita, vite, munizioni, punteggio, risorse, inventario, messaggi. Questa interfaccia, tuttavia, non si limita a informare: essa seleziona ciò che conta, rende visibile ciò che è misurabile e orienta l’attenzione del giocatore verso un insieme di variabili operative. In questo modo, l’HUD riduce l’esperienza a una gestione di parametri e assegna al soggetto una posizione funzionale all’interno del sistema. Il giocatore non abita più un mondo, ma opera su un’interfaccia; non sta vivendo un’esperienza ma ottimizzando una prestazione. L’HUD agisce così come un dispositivo di potere che, rendendo visibile, rende governabile, e che, nel promettere controllo, produce in realtà una soggettività ridotta alla propria funzione.
Nota II. Lore: che cos’è la classe hacker. Per McKenzie Wark il conflitto centrale del capitalismo contemporaneo non passa più soltanto tra capitale e lavoro, ma tra chi produce nuova informazione e chi ne controlla la circolazione. La classe hacker è il nome che dà a chi introduce differenza nel mondo: chi inventa concetti, immagini, codici, linguaggi, pratiche, modi di vivere che prima non c’erano. Non è una professione né un’identità sociale stabile, ma una posizione nel processo storico di produzione della novità. Questa produzione, però, viene quasi immediatamente catturata da una nuova classe dominante, la classe vettorialista, che non possiede tanto le cose quanto i canali attraverso cui le cose passano. Piattaforme, reti, algoritmi, diritti di proprietà intellettuale, infrastrutture di comunicazione diventano i veri mezzi di potere, perché decidono cosa può circolare, a quali condizioni e a beneficio di chi.
> unlock_identity
Errore: identità non trovata.
> set_identity stable
Parametro rifiutato.
Nota III. Sulla possibilità che il soggetto non venga inchiodato a una funzione. «… nella società comunista, dove nessuno ha una sfera di attività esclusiva ma ognuno può perfezionarsi in qualsiasi ramo gli piaccia, la società regola la produzione generale e mi rende così possibile fare oggi una cosa, domani un’altra, cacciare al mattino, pescare al pomeriggio, allevare il bestiame alla sera, criticare dopo cena, senza mai diventare cacciatore, pescatore, pastore o critico.» (Marx) È possibile che la vita non sia ridotta a una prestazione? che l’esistenza nel complesso non debba passare attraverso un nome proprio – ruolo che ammonisce –? È possibile, in breve, fare senza mai diventare?
Nota IV. Sulla non coincidenza con con sé stessi. Giulia fa cose, ma non è ciò che fa. Diviene quell’altra cosa, ieri l’altro o dopodomani. Non coincide mai con sé: ogni volta che pensi di averla vista nell’angolo è già altrove; ogni volta che provi a dirla ha già cambiato lavoro.
> enable_debug_mode
Accesso parziale consentito.
Errore di sistema. «Il desiderio non corrisponde a nessuna opzione disponibile.» / «Il sistema tenta di correggere Giulia…» / «Correzione fallita.»
Imprevisto. «Giulia non reagisce come previsto.»
HUD (Warning: «L’identità non può essere salvata»)
- Nome: Giulia
- Stato: non fissato
- Genere: in aggiornamento continuo
- Desiderio: variabile non normalizzabile
- Coerenza narrativa: instabile
- Progresso identitario: non tracciabile
Side-quest completata. Hai perso tempo.
(Ricompensa: nessuna)
Nota V. Sul riorientamento. Il riorientamento non sostituisce le informazioni né arricchisce o rende più trasparente l’interfaccia. Piuttosto ne sospende il primato; sospende il primato della funzione come criterio di senso; disinnesca il regime di visibilità che riduce l’esperienza a ciò che è misurabile. In tal senso restituisce al soggetto la possibilità di non essere interamente tracciabile. «Riorientare» – ovvero: sottrarre l’esperienza alla logica dell’ottimizzazione e riaprirla all’indeterminato. Nessuna correzione del dispositivo: se ne interrompe l’evidenza. Nessuna proposta di altre funzioni – anzi: rendiamo inoperosa la pretesa che tutto debba averne una. In questo senso, il riorientamento non è un nuovo modo di giocare, ma un altro modo di stare nel gioco che non passa per il controllo.
> skip_normativity
Comando eseguito.
> scramble_labels
Etichette rimescolate.
> god_mode on
Avviso: nessuna onnipotenza disponibile.
Nota VI. Sulla passione. Giulia non è appassionata, è passione (come non si ha un corpo ma si è un corpo). Poi passa per i ruoli, ma come passano i nomadi. Non sono una casa ma un corridoio. Li attraversa lasciando tracce, ma senza prenderne possesso. Patisce il mondo e patendolo lo deforma. In quanto senza-scelta si subisce e si fa qualcosa di ciò che si subisce. Passione viene da patire: subire, divenire altro, restarne modificata. Ma questo patire non è inerte. È attivo nel modo in cui lo è un taglio infetto che riorganizza il corpo, sposta i gesti, cambia le priorità chimiche e direziona l’agire. Giulia passa da una cosa all’altra e non è mai un capriccio. È che il mondo l’attraversa più veloce di quanto lei possa fissarlo. Alla deriva. Per sempre «qualcos’altro».
> disable_recognition
Riconoscimento disattivato.
Archivio / Log. (Registro) Evento non documentabile. (Log di sistema)
Tentativo di classificazione n. 1432 fallito.
Inventario di oggetti non utilizzabili: tutti. Nessun salvataggio effettuato.
Nota VII. L’incongelabile. Quella di Giulia è una politica del non lasciarsi chiudere in una forma stabile. Radicale perché rifiuta per struttura la coerenza richiesta dal potere. Il potere chiede: chi sei? cosa vuoi? cosa farai? Intanto Giulia ha già cambiato vita tre volte. (Su come Giulia rompe col dispositivo del soggetto moderno: non più coerente, identico, progettuale, stabile, decifrabile… ma una dispersione, un’ontologia altra. «Sei tu, Giulia, una cosa che cambia?» – «No: sono la forma momentanea del cambiamento.»)
Nota VIII. Lo sfruttamento oggi non consiste solo nell’estrazione di lavoro, ma nell’espropriazione sistematica della creatività, dell’attenzione, dell’affetto e della cooperazione sociale. Ciò che la classe hacker produce viene privatizzato sotto forma di flusso controllato. Per questo la politica hacker, in Wark, non è una politica della presa del potere, ma una pratica di sottrazione e apertura: fare in modo che ciò che viene creato possa circolare senza essere immediatamente trasformato in proprietà e convertito in rendita.
(NPC loop: Ripete sempre la stessa frase con tono diverso. / Riconosce Giulia solo quando corrisponde a un modello previsto.)
Nota IX. Sul gioco. Giocare. Giocare con la vita. Il gioco elude la nozione di “decisione”, di “volontà” – termini sovraneschi o sovraneggianti. No. È lasciarsi prendere. Nessuna agency sovrana. È tutta una ricettività trasformativa. Produzione di scarti contro i profili stabili. Una postura del corpo dentro un campo di forze che si chiama mondo, una curva di attenzione. Il gioco non è diventare libera ma imparare a muoversi dentro una libertà che non è mai data. Gameplay come pratica continua di attraversamento dei dispositivi che assegnano ruoli. O pratica di debugging del reale. Modo in cui il mondo viene continuamente reso ingiocabile e quindi, forse, abitabile.
Nota X. L’antiprogramma. Etica dell’essere-attraversati. Dal POV di Giulia non bisognerebbe tanto difendere un’identità quanto la possibilità di non averne una sola. Tenere spazio. E che nessuno sia costretto a coincidere con ciò che è stato. Passaggio senza appartenenza. Incompiuta – e insalvabile, Giulia: salvarla equivale a tradirla, poiché implicherebbe il fissarla. Sfugge alla presa – anche alla propria. Nessuna morale. Solo stile.
Nota XI. L’antiesempio. Non imitatela a casa. È un modo di stare al mondo che accetta di essere continuamente spostato dal mondo. Porosità magnifica. La politica riparta dal gameplay. L’oggettivo è già un campo minato. Giulia è fatta di tutte le altre e tutte le altre passano da Giulia. La classe hacker non è un soggetto rivoluzionario compatto, ma una linea di tensione interna al sistema, il punto in cui il capitalismo dipende da qualcosa che non riesce mai a controllare del tutto. È la possibilità che qualcosa passi.
Livello segreto. «Un desiderio non normalizzabile.»
Nota XII. Sul niente. Non ha davvero chissà che importanza quale sia la vostra passione o se non lo sapete. Ciò che conta è fare le side-quest, essere voi la passione, la linea di fuga dal mondo così com’è, dal destino già scritto. Sviluppare una certa passione per il niente. «Niente che è tutto.»
Game over: «Un gioco che non si può vincere». (Uscita dal gioco)
«Giulia continua…» – Nessun salvataggio effettuato.
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